Da un bel po’ non andavo più a mangiare da lei.
Ho messo le cose bene in chiaro: se osi ingozzarmi di nuovo, non verrò più a mangiare da te neanche da morto.
Entro in casa sua circospetto. Mi attende un desco da frate trappista: grissini, ravanelli e carote, mesti e solitari, al centro del tavolo.
«Stavolta si è contenuta» mi illudo. Ma ecco che avanza dalla cucina, con una pignatta di tortellini.
«Un po’ di brodino, leggero leggero.»
«Leggero? Ma se è una marmitta formato caserma.» «Non ci badare. Li ho cotti tutti. A me piacciono anche scaldati.»
Vecchia scusa. Il copione è già scritto dall’inizio alla fine: io, ingolosito, che sbafo, e lei, con l’occhio che brilla per la vittoria. Fa anche il gesto di trattenermi:
«Fermati che è la terza scodella, e non dire poi che non ti ho avvisato.»
La sua ipocrisia è indisponente.
Quando la pignatta è scolata, la mamma torna in cucina. Riappare poco dopo con un’espressione rassicurante:
«Ecco, non c’è altro, tutto qua». E mi mostra un pericoloso stufato di salsiccia e piselli.
«Ma... ma... ti avevo detto...» balbetto, sbiancando in volto.
«Buono il profumo eh? Ma tu non mangiarne troppo, limitati a un assaggino.» E rovescia una palettata di salsicce nella scodella.
«Perché ne hai fatti per un reggimento?» grugnisco io, con un salsicciotto in bocca. Ormai in preda a una metamorfosi - cinquanta per cento uomo e cinquanta per cento suino - verso nel piatto tutto quello che resta.
«È colpa della ricetta: dà le dosi per sei. »
Mi slaccio la cintura dei pantaloni e lappo il fondo al tegame.
«Accidenti, anche stavolta ho mangiato come un maiale» grufolo. Mi salta un bottone della camicia.
Lei ne approfitta per tirare su dal carrello una colossale fiamminga di culatello, salame e prosciutto di Praga.
«Questo è per me, me l’ha ordinato il dottore: culatello di Castell’Arquato di tre anni e prosciutto di Praga originale cecoslovacco.»
La fulmino con gli occhietti a fessura, le dita delle mani raccolte a zampetto. Ormai tutto rosa, siedo davanti alla greppia finale, affaticandomi su un bis di budini.
La metamorfosi kafkiana è completa, versione padana.