Claudia (p. 51)

Claudia dev’essersi truccata con cura. Si è passata sul volto il fondotinta, l’ombretto, il mascara, il rossetto e poi c’è ripassata su con l’ovatta e il pennello puliti, per nasconderne l’evidenza. A un occhio inesperto potrebbe sembrare al naturale, e invece ha truccato anche il trucco.

Io resto pensoso davanti allo specchio: cerco un’espressione sincera tra quelle che ho nel repertorio con «aria sicura». Lo sguardo è ok, ma le labbra non tradiscono la dovuta trepidazione. Con questa faccia non si possono dire frasi del tipo: «Non giocare con me, per
una volta...». No, non funzionerebbe, devo tarare il sorriso.

Visto che mi ha concesso la scelta del campo, l’ho invitata a cena. A tavola ci si misura soltanto dal busto in su, e questo gioca a mio favore. Lei non potrà sfoderare i bei fianchi sottili, le sue gambe affusolate, il culetto impertinente. Io invece le mie chiacchiere ce le ho tutte al di sopra della tavaglia.

Finché riuscirò a tenere la conversazione nell’area del sarcasmo bonario, del doppiosenso brillante, farò il mio gioco. Devo fare attenzione a non cadere nel patetico-sentimentale: rischio sempre di farmi prendere la mano dalla vis drammatica e di andare sopra le righe. Se lei scoppia a ridere mentre fai il sentimentale, sei un uomo finito.

Schierati l’uno di fronte all’altra, al ristorante, Claudia e io comunichiamo anche senza dir nulla: ci parliamo in silenzio con gli occhi.

I suoi sguardi sono umide promesse, i suoi gesti, muti come un enigma. Nulla da lei trapela di tenero nei miei confronti. Solo i suoi occhi, mobili, mandano messaggi segreti e la minima fluttuazione delle sue palpebre viene registrata dai miei sismografi.

Le verso un calice di champagne. Lei si umetta le labbra soltanto. Consigliamole qualcosa di piccante. Speriamo le venga sete!

No, la malfidata ordina una Perrier.

Sento che ogni mio gesto è fotografato dai suoi ricognitori azzurri, così dolci e sognanti. Invece i miei radar li identificano come un modello sofisticato di contraerea.

Una guerra di sorrisi, di mezze frasi e mezze capitolazioni.

Quando il prestigiatore è bravo non si vede il trucco. Ma è chiaro che lei non si fida. È in attesa della mia metamorfosi. Sente già nelle orecchie il clic del bracciale dell’orologio, lo zip della cerniera dei pantaloni, lo schiocco asciutto del bacio di un uomo che non vede l’ora di andarsene. Si vede già sola su un letto disfatto, con i vestiti gualciti, il trucco da ricomporre. Ma anch’io leggo tutto questo nei suoi pensieri. E li prevengo.

«E stata una gran bella serata! Salutiamoci qui. Non vorrei sciupare qualcosa... Ci rivediamo domani? Non mi va di telefonarti nella notte per chiedertelo. L’ho già fatto troppe volte a sproposito. Facciamo domattina alle nove, per un cappuccino e brioche?»

Questo lei non se l’aspettava. Si sente spiazzata, come il difensore di una muraglia che vede il nemico alle spalle... ormai Claudia è mia. La sua anima, la sua gonna svolazzante, il suo profumo sul collo... miei! Le sue scarpe col tacco, le sue calze, il suo reggiseno, il suo alito umido sulla mia bocca. Tutto mio! Grido in silenzio stringendo i pugni.

Quando conquisti una donna, è lungo il capitolato del bottino che ti spetta per diritto di guerra.

Tratto da Della donna non si butta via niente.
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