Ah, le donne (p. 8)

Vengono, con un sorriso dolce negli occhi, attratte dal tuo carisma. Dapprima ti saggiano: una taratura delle sicurezze. Se vacilli ti palleggiano. Giocano la sfida delle dolcezze. Devi dimostrarti diverso da loro. Altrimenti lo sberleffo è già scritto. Il loro umido sguardo si fa glaciale segreteria telefonica. Le chiami per primo e sei un eroe defunto. Non sei più un uomo. Sei una spalmatura elettromagnetica in un nastro di segreteria.

Ma se la tua stoffa di sorriso non cede, loro si flettono, prendono tempo. Sanno usarlo il tempo. Sono un sesso fiacco, la loro voglia sa attendere. Sembrano diventare tue adepte. Ti piazzano alto, su di un piedistallo. Ma è solo per studiarti meglio. Ti amano stretto per tenerti d’occhio. Ti amano per trasmutarsi in te. Tu, divinità delle loro illusioni, vedi di non deluderle. Se ti fai loro, sei perduto. Sarai un dio rispedito all’inferno. Un inferno elettromagnetico.

Donne, cavalcatrici dei tuoi sogni. Pronte a sostenere ogni tua follia. Basta tu sia determinato e qualcuna ti seguirà. Ti sfoglierà come un libro rosa. Convinta di averti scritto lei.

Donne. Quelle che ti restano fuori e quelle che te le trovi dentro, in qualche parte di te. Che ti leggono e non si fanno decifrare. Tu le ammiri, di fuori, ma loro ti vedono dentro. E allora, le combatti in te, ma d’altronde le cerchi, le vuoi.

Non le puoi prevedere. Sono loro che precedono te. Ti stanno dintorno e tu ci sei dentro. Sono esterne al tuo perimetro. Ti è chiaro ora il senso della parola “comprendere”?

Vorresti capirle, per liberarti della loro poesia, smascherarle, per uscire da quella tela di seduzione. La tua intelligenza lotta per sbarazzartene, ma tu ormai sei perso in quell’opera d’istupidimento: la verità è che hai un disperato bisogno di amare.

Tratto da Salire al Cielo fermando le donne in ascensore.
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