Dunque, la passione per le donne, nella sua forma maniacale multipla, quella del libertino furibondo, potrebbe rappresentare una misconosciuta forma di ascetismo.
Perché praticare le donne con totale devozione è come un sacerdozio: una prova costellata di tormenti, che stranamente procurano letizia all’adepto, come il cilicio al devoto flagellante. Chi ama la donna infatti ne adora l’incostanza, la natura imprevedibile e selvaggia.
Ne sposa l’animo volubile, e vi trova alleanze inaspettate, scoprendoci molte facce segrete.
In questa specie di kung fu sentimentale, l’animo maschile sublima in campi a lui poco congeniali. Così si arricchisce e si completa. Il libertino evoluto quindi, nella donna, trova un esercizio spirituale sacrosanto. Ha chiaro che dovrà scamparne molte per salvarsi dalla monogamia, se vorrà un giorno guadagnarsi il Cielo, tutto, anziché accontentarsi della sua “metà”.
Dal canto suo, la donna sente fortissimo il richiamo di questo apostolato. È rapita dallo strano misticismo di cui è destinataria, si sente lusingata da una missione inebriante e si offre in adorazione al devoto con l’ardore di una novizia.
Insomma, ogni asceta ha in sorte il cilicio che si merita. Solo pochi eletti sono all’altezza delle donne. Gli altri, come esercizio di catarsi, fanno tappezzeria alle feste o agriturismo negli eremi e dentro le spelonche.