L’ansia di sedurre
è sete di potere.
La violenza cui osano sottoporsi le donne per farsi più belle ricorda lontani preparativi bellici che vorremmo scordare. È la premessa di quel rapporto marziale chiamato, dagli ingenui, “seduzione”. Un atto di potere: la raffinata gestione delle altrui debolezze.
Guardiamole, mentre si rifiniscono in palestra: stanno lavorando per noi. Hanno negli occhi quella strana luce che a uno sprovveduto può sembrare energia vitale, ma è autentico odio distillato.
A ogni flessione, a ogni stiramento, pensano a te, alla tua faccia irretita... «e uno e due e tre...» ai tuoi occhi da pesce lesso... «e quattro e cinque e sei...» che cadono su quei glutei torniti... «e sette e otto e nove...» carino, te lo faccio vedere io il bel culetto!
Le pratiche ginniche sono studiate per produrre tossine, un veleno che dai muscoli sale al cervello. Ossessive, desolate, sotto quelle luci al neon... La palestra è una versione moderna della camera di tortura. Il luogo deputato allo stupro dei muscoli. Il livore aleggia nell’aria, puzza di sudore e adrenalina. Osservali, quei gesti alienanti, senza passione agonistica. E come il sesso fatto senza amore: la ginnastica in palestra è pornografia dello sport. Andrebbe praticata sotto anestesia.