Il pervertito bulimico (p. 139)

Il pervertito bulimico, cento chili di lussuria tremolante, per colmo di perversione s’era messo in testa di violentare una ragazza magra, magrissima. Era morbosamente attratto dalla magrezza: intuiva quanta violenza vi s’annidi dentro. Violentare la violenza, che sballo!

Da molte lune vagava ogni notte nei giardini pubblici deserti, ballonzolando, alla ricerca della vittima con i requisiti giusti. Una notte, finalmente, la incrociò. E passò all’azione.

Era una giovane anoressica in odore di castità e forse in cerca di alternative: quaranta chili in tutto, zainetto incluso, vaganti in un parco allunato. Lui le puntò alla gola un bombolone farcito alla crema:

«Questo è un bignè da duemila calorie» le ringhiò minaccioso, «sto facendo sul serio: o me la dai o te l’infilzo nel gargarozzo, usando la panna spray come additivo lubrificante!» e brandiva minaccioso una bomboletta col dito premuto sull’erogatore.

La giovane ossuta, come una martire indecisa tra due patiboli, sobbalzò esterrefatta. Non le era sfuggita la pericolosità calorica del bombolone e la marca della panna, la famigerata “Obesilat”, la più ricca in assoluto di calorie.

«No, la panna no, risparmiami!» gridò buttandosi ad abbracciare le sue ginocchia. «Quanto a dartela, che bisogno c’era di usare minacce? Cosa credi ci facessi nel parco a quest’ora di notte? Ma metti giù quel krapfen, che mi fa venire il vomito.»

Dopodiché s’era tolte le mutandine e adagiata su di un'aiuola, ignorando i divieti. Con un rantolo di repertorio si apprestava a subire le minacciate sevizie. Si era coperta gli occhi con le braccia ossute, lasciandole comunque discoste quel tanto da non perdersi completamente la scena.

Il violentatore bulimico, di fronte a tanta condiscendenza si vide preso in contropiede: dov’era la pregustata violenza? Dove lo stupro? Diede un’occhiata all’aiuola, con il suo mucchietto di ossa volenterose. Fissò le proprie mani, che stringevano il bombolone e lo spray.

Lasciò perdere la fanciulla, vanamente discinta. E se ne tornò a casa divorando il bignè in un’orgia di panna.

Tratto da Salire al Cielo fermando le donne in ascensore.
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