Logiche di matrimonio (p. 179)

II matrimonio nasce dal concetto del «compito a casa». Quando una cotta non riesci a smaltirla, te la trascini nel tempo. Non ti va di piantare il tuo partner prima di averlo debellato: sarebbe come lasciare un lavoro a metà. Per tenerlo sott’occhio, la convivenza è la condizione ideale. A volte il debellamento dura più del previsto e il matrimonio va avanti fino alla morte. Comunque prima o poi qualcuno ci lascia la pelle.

L’inganno è un espediente per rendere felici due persone quando c’è spazio per una sola. Ci sono in ballo due sacrosanti principi da difendere: la fedeltà (dell’altro) e la libertà (propria). Ma la coppia è fatta di due persone, così i princìpi si incrociano e si accatastano.

II matrimonio è una manifestazione agonistica. Il vestito da sposa è complicato e costoso, perché costruito con la logica dell’abito da corrida. Mancano solo le banderillas.

Si è fatto tanto alla convenzione di Ginevra per regolamentare i diritti dei prigionieri, e nulla si è fatto per assicurare la dignità dello sposo, nelle feste nuziali. Tra vecchie zie esultanti e mamme che sollevano alla sposa il braccio guantato, in segno di vittoria, un uomo ci fa la figura del piffero.

Sposandosi, un uomo deve sapere che la moglie finisce per adottarlo.

Faccia quindi attenzione ai complessi edipici. Meglio non impelagarsi in lunghi amplessi. Protrarli nasconde un desiderio inconscio d’approvazione, del tipo: «Hai visto, mamma, come son bravo?».

Per quanto si faccia, comunque, il coniuge diventa un consanguineo; alla lunga si configura un incesto.

Tratto da Il morbo di Monduz.
Leggi altri brani o scarica l'intero libro.