Sarà una forma di masochismo, ma non so resistere, specialmente quando sono in vacanza: lo debbo fare. A volte ho tentato di andare a coricarmi senza, ma poi una forza superiore mi ha ordinato di rivestirmi, di parcheggiare l’auto in posizione assurda e, alla fine, di entrare.
Sto parlando della discoteca più vicina, naturalmente: l’antro maliardo della frustrazione sessuale, il teatro stabile dello psicodramma collettivo sexy-analfabeta, il trionfo della lusinga afasica.
Grazie ai suoi decibel da infarto acustico, qui finalmente il concetto di democrazia trova la sua massima applicazione: nella totale assenza di ogni forma di linguaggio evoluto, il tuo coefficiente mentale si livella armoniosamente attorno alla media di Canale 5. Dovendo star zitto, nessuno potrà schiacciare il suo prossimo con motti di spirito e argomentazioni complesse. L’aristocrazia del pensiero finalmente è neutralizzata.
Qui tutta la tua scienza di animale pensante, le lauree, la tua biblioteca mentale crollano miseramente di fronte a due tettine che sobbalzano ritmiche, a un culetto che si dimena bene. Culetto e tettine cui manca soltanto il dono della parola, come a te, come a tutti, in quel frastuono.
Che sottile rivincita! In questo antro felice, la fine intelligenza, questa antipatica pedante compagna di viaggio, soccombe di fronte alla potenza delle rotondità: l’acuto si inchina davanti al rotondo.
Ogni volta che esco dai suoi megawatt, stravolto dalle acufeni, allucinato da visioni semi-mistiche di sobbalzanti divinità semisferiche, mi riprometto di non tornarci mai più. Ma poi ci rifinisco regolarmente. La discoteca è una droga.
I primi sintomi dell’assuefazione sono facilmente riconoscibili: tendenza a parlare per slogan, ammiccamenti recidivi, sorrisi tetanici, passaggi cadenzati dalla toilette a controllare lo stato del ciuffo. Il rituale è codificato: con la tua baldanza appesa a una sigaretta, sleghi una conversazione fatta di slogan a presa rapida. Devono essere brevissimi, prima che ti sfugga via la compagna, travolta dal fascino di qualcuno che tiene in mano il bicchiere con più
sicurezza.
La sensazione di rischio aleggia nell’aria: emuli di Humphrey Bogart si aggirano pericolosi nella penombra, con un sorriso studiato per ore allo specchio, osservando fatali orsacchiotte calzate con pesanti stivali di camoscio in piena estate, maestre di mimetismi degni di un commando di teste di cuoio. Tutti pronti a surclassarti.
In discoteca, le tue credenziali le hai cucite in faccia: l’uso della convenzione verbale è interdetta, la tua parola è in ostaggio agli altoparlanti.
Eppure ci vai e ci torni. Un’ansia ti chiama, una sirena che tormenterebbe i tuoi sonni con il sospetto della «grande occasione perduta». La visione inquietante è sempre la stessa: la donna (o l’uomo) dei sogni, la tua grande promessa, che vaga sconsolata alla tua ricerca per tutta la notte. Questa è la favola che ti perderesti, dormendo.
Ma dentro ti attende un altro quadretto. In pista, sobbalzanti creature femminili, in preda a raptus di narcisismo, esibiscono il risultato dei loro studi davanti allo specchio. Miele irresistibile e tormento per le orde migratorie di occhi maschili attirati da tutto ciò che sobbalza, riluce, rigonfia. Nell’ombra confidenziale del bar staziona un bicchiere di whisky sospeso nel vuoto di una solitudine ironica e fiera. I tuoi occhi, che osservano divertiti quel carosello di uomini persi nel dolore/piacere di ritrovarsi tutti uguali, accomunati nella ricerca di essere tutti diversi. Stivalati, azzimati, finto-arruffati, bicchierati e sigarettati, tutti assorti nell’esibizione della propria esistenza: «Recito, ergo sum»!
Il tuo petto, rigonfio per la durata di uno spot pubblicitario, il tuo sorriso di repertorio, si squaglieranno come neve al sole, davanti all’uscita, quando dovrai fare l’ennesimo consuntivo del tuo tempo perduto. Ma ora puoi tornare al tuo letto con la coscienza a posto: il tuo dovere l’hai fatto. Al quotidiano appuntamento con le illusioni, tu c’eri. Nel mondo dei sogni, la donna dei sogni non potrà rinfacciarti alcuna inadempienza.