Io e il sesso femminile (p. 12)

Dell’organo sessuale di una donna non mi interessa tanto l’anatomia quanto la storia. E non mi si venga a dire che non conta il numero dei transiti. Che cosa conterebbe, allora? Se deve essere un luogo per illudermi, pretendo almeno illusioni non troppo frequentate.

Temo soprattutto il sesso con l’eco. Mi ci affaccio sempre guardingo: «C’è nessuno? ...uno ...uno ...», ho paura di trovarci qualcuno che ci si è perso dentro.

Senza considerare chi potrebbe esserci nato... quando penso che io ero così delicato, mi presentavo con dolcezza, facevo piano piano. E ricevevo amore tiepido: un amore ponderato. Poi arriva lui, che ci si tuffa di testa, all’incontrario, come un kamikaze. Lui, atteso con trepidazione.

Lui a spiegarmi come si fa a trattarle. Amato per partito preso, per furia devastante. Per ottenere amore viscerale, totale, dalle donne, bisognerebbe dunque sventrarle?

Poi dicono che è tutta gelosia. No, è semplicemente disincanto. Non mi si può ripresentare sempre lo stesso pertugio un giorno come antro dei sogni, un altro come cornucopia dei posteri.

Forse è per questo che amo il retro. C’è meno traffico, o perlomeno si spera. Si sente la necessità di un luogo più discreto. Diciamo, per pochi intimi. Una specie di “privé”.

Sì, odio le code, il traffico. La donna, nel suo sesso, tra amanti, mariti e figli, ha un gran via vai di persone che ama: è un incrocio pericoloso. Non è vero che temo i paragoni. Temo soprattutto gli incidenti stradali.