Trovare una caratteristica comune a tutti gli uomini è possibile, ed io l’ho trovata nel momento in cui ho raccontato la mia vita in “Il morbo di Monduz”.
Ed è proprio lui, il morbo di Monduz, ad accomunare noi uomini: il suo quadro clinico presenta una strana, incontenibile ossessione: la smania di controllare il territorio per acchiappare quante più femmine possibile. Una specie di «delirio dell’harem».
La patologia ha solide basi fisiologiche. Sin dalla preistoria, ogni maschio tende istintivamente a conservare la specie riproducendosi il più possibile. Nell’uomo «evoluto» (si fa per dire) l’ansia di prolificare è sparita, ma l’ossessione dell’harem è rimasta.
Per ottenere il controllo sul territorio, certi maschi sono pronti a qualunque eccesso. Anche ad applicarsi ad attività inconsistenti,come il cinema, per avere leve di pressione sulle attricette. Moltissimi maschi sono affetti dal Morbo, anche se lo negano. Però prima o poi si tradiscono. Basta osservarli quando incontrano qualcuno con una donna fantastica. Bisogna guardare la faccia che fanno. Trasudano bile e invidia primordiale. Nulla è per loro più insopportabile di una bella donna al braccio di un altro. Io ne sono particolarmente disturbato. Molte notti non riesco a dormire, pensando che in quel preciso istante due miliardi di donne mi tradiscono con un altro uomo.
D’altra parte però, essendo dominati da una sorta di pensiero unilaterale, siamo fermamente convinti che amare una sola donna è una forma di perversione, un disprezzo della femminilità. E poi, in amore è cosa saggia diversificare il rischio. Piuttosto che una donna bellissima ne ho sempre preferite due carine. Qualche volta mi sono spinto anche più in là, riducendomi con tre appena discrete.
C’è poco da fare, nel cuore di ogni uomo palpita un Casanova, a allora perché negarlo?
Confessiamolo senza remore alle nostre compagne: «Bene, considerami un malato. La mia malattia? Il Morbo di Monduz! Non credo si possa guarire. Dovrai farmi tu da infermiera.
Comincia a frequentare un corso di nursing!»
Un mio libro: Il morbo di Monduz
