Quand'ero ragazzino
la moda era per i fianchi larghi:
tutte le donne erano prosperose.
Ora va di moda il sedere stretto:
tutte ce l'avete stretto.
Toglimi la convinzione
che i fianchi femminili siano regolabili.
Ogni uomo, in un angolo del cervello, porta impresso un modello di donna desiderabile, al quale paragona tutte le ragazze che incontra. Insomma, ha in testa un concetto di bellezza noto a lui solo. E qui hai davanti due strade: cercare di adeguarti, oppure inculcargli un nuovo canone esotico a cui tu assomigli.
Per quanto tu sia uno schianto di donna, guardandoti bene allo specchio, noterai cne qualche modifica non guasterebbe: segui allora la regola fondamentale:
NASCONDI I DIFETTI PER QUANTO POSSIBILE
E OSTENTALI PER LA PARTE CHE RESTA.
Ogni pecca estetica comporta due conseguenze spiacevoli: una minore attrattiva, di cui ti puoi anche infischiare, e il senso d'inferiorità che può derivarne. Questo è l'aspetto più preoccupante: non c'è nulla che renda brutta una donna quanto la mancanza di sicurezza.
È ozioso analizzare se questi difetti siano veri o solo presunti: quel che conta è eliminarli. Tutto ciò che è umanamente possibile, va tentato: lampade UVA, massaggi ginnastiche, anche novene alla Madonna, nei casi più disperati.
Se ritieni necessario un miracolo estetico, ti consiglio di andare a Lourdes. In caso di successo, non scordarti di ripassarci ogni anno, per fare il tagliando.
Tutto ciò che torna utile per sentirti «in forma», va fatto. Non è importante che alla fine degli interventi tu sia bella (in fondo, cos'è mai la bellezza?), quel che conta è che tu ti senta attraente.
Il trucco e altri trucchi
Solo le dilettanti pensano che il trucco si limiti al restauro del volto. Il trucco invece è una scienza totale che contempla la correzione di ogni parte del corpo e dell'anima.
La prima cosa che si impone agli occhi maschili, in una donna, è il didietro. Ma se hai il culetto largo, basso, piatto e informe, non disperare: esistono in commercio degli stampi, denominati «guépières», capaci di far assumere a qualunque posteriore la forma voluta.
Quest'orpello è realizzato, col calco, sul sederino di una modella opportunamente selezionata. Il risultato dipende dalla tensione impressa all'arnese. Solitamente, per far assumere a un culetto una forma decente, è necessaria una pressione di due o tré atmosfere.
L'unico guaio della guèpière a tré atmosfere è l'impaccio nel camminare. A ogni passo bisogna tirare indietro la pancia, fare una profonda inspirazione e trattenere il fiato fino al passo successivo. È per questo che una ragazza a tré atmosfere, quando cammina sbuffando sembra, soprattutto d'inverno, una locomotiva avapore.
Sotto i pantaloni, opportunamente nascosti, una ragazza a tré atmosfere porta tacchi altissimi: per la precisione, con guaine da tré atmosfere sono consigliatitacchi da diciotto centimetri. Esistono comunque delletabelle che ogni donna dovrebbe consultare.
Facciamo l'esempio di una ragazza alta un metro equarantatré, con didietro di novanta centimetri, chevoglia ritoccare le sue misure, portandole rispettivamente a uno e settantacinque, per la statura, e trentacentimetri per il culetto: dovrà mettere tacchi da trentadue centimetri e indossare una guèpière a sette atmosfere. Certo, le sarà indispensabile qualche corso di rieducazione motoria e di respirazione artificiale. Ma potrà poi circolare liberamente, se avrà l'accortezza diesporre il cartello arancione, previsto dal codice stradale per il trasporto di esplosivi.
Fondamentale è anche indossare la camicetta corazzata, stretta in vita e larga sul seno. Il compito di questaarmatura è di far risalire le lardosità dai fianchi, convogliarle verso l'alto, fino a iniettarle nel seno. In tal modosi possono trasformare fianchi obesi, riciclandoli in tettine ben tornite.
Altri consigli utili.
1. Fa' studi cromatografici sul colore degli occhi edesamina tutta la scala delle tinte Pantone per trovare lasfumatura che più li valorizzi: quel colore deve esserepresente, come un'ossessione, in ogni tuo abito, ma informa discreta: basta un filo, una lignina che sia dirichiamo.
2. Consulta il tuo medico per conoscere la massima esposizione ai raggi solari compatibile con la sopravvivenza: quello è il limite che devi rasentare costantemente, come fanno i piloti di formula uno, affrontando le curve.
3. Studia un'acconciatura che nasconda ogni possibile imperfezione residua, a costo di far compiere strani giri ai capelli per tutto il corpo, per coprire magagne qua e là.
4. Se hai i brufoli, ingurgita dosi industriali di acidi lattici, crusca e lieviti naturali. Ma se non ottieni risultati apprezzabili, tanto vale che ti rimpinzi di cioccolato.
A questo punto è inammissibile che tu non sia diventata uno schianto. Però, se qualcosa ancora non va, cambia tattica: vanne fiera!
Quando un difetto non si può togliere, va ostentato come un pregio raro.
L'abbronzatura
L'effetto estetico dell'abbronzatura è fuori discussione: tutti ne sono convinti. Ma sarà poi vero che la gente sta meglio abbronzata?
Due secoli fa, una faccia esangue faceva chic: era il biglietto da visita della razza bianca. Quando uno era smorto, non c'erano dubbi che fosse un viso pallido DOC.
Nel Settecento la tintarella l'avevano solo contadini, marinai e braccianti, costretti a lavorare sotto il sole.
L'abbronzatura dunque era uno «status symbol» al negativo: chi poteva si riparava dalla luce per evitare l'infamia dell'abbronzatura. D'estate, in campagna, si vedevano solo enormi cappelli, che difendevano l'onorabilità dei bifolchi.
Cosi pure nei galeoni, in mezzo agli oceani: i marinai stavano tutti accaldati sotto coperta, sudando come forzati, e non c'era verso di farli uscir fuori, sotto il sole abbronzante. Nacquero così le leggende sui Vascelli Fantasma.
Gli aristocratici si coprivano di ciprie diafane e di fondotinta cammeo. Fu coniata allora l'esclamazione «Ma che bella cera» per significare: «Ti trovo bene, sembri smorto come una candela!».
Dopo due secoli la vita è cambiata: oggi si lavora al coperto. L'abbronzatura invernale dice che hai soldi e tempo per andartene ai tropici. Due cose pressoché inconciliabili: ora, che siamo in democrazia, gioie e dolori sono ripartiti equamente. Chi guadagna non ha tempo per spendere e chi il tempo ce l'ha, non ha denaro per farlo.
Certe femmine europee o americane sono l'unico mammifero che resiste al sole anche d'estate a mezzogiorno, rischiando insolazione e coma profondo.
Creature singolari davvero, visto che il sole nuoce alla loro pelle e ne favorisce le rughe. Basta guardare certe vecchie signore, che hanno passato tutta una vita abbronzata. Hanno tali grinze da sembrare capi Sioux.
Dunque, il mio consiglio? Abbronzati pure, naturalmente! Se la tintarella ti sembra una gran fesseria, mica i per questo devi evitarla. Una playgirl ha il privilegio di andare contro le sue convinzioni, se le conviene.
La coerenza è un fardello scomodo: lascialo agli sciocchi. Certi miti come l'abbronzatura, sono troppo radicati nella gente comune: non conviene violarli apertamente. Sarebbero crociate inutili.
Una playgirl non ha nulla contro le crociate, ma non ama le crociate perdute.
Il parrucchiere
I capelli, chiunque li può vedere. Ma nessuno vede cosa nascondono: questa dunque è la funzione primaria dell'acconciatura. Tempie sfuggenti, fronti bombate, brufoli irriducibili, mancanza di idee: la chioma ricopre tutto.
I parrucchieri ne sono consapevoli e fanno soldi a palate. Questi artigiani sono i fornitori più importanti della tua impresa di seduzione. Loro sanno come comportarsi con la tua chioma a seconda che tu sia alta, bassa, mingherlina o paffuta. Ti faranno tagli corti, per calare i tuoi anni, o tagli lunghi, per un look più romantico.
Tra le ragazze che ho conosciuto, quelle che avevano acconciature «romantiche» erano tutto fuorché romantiche; quelle con pettinature «ribelli» erano le più facili da sottomettere. Le più pestifere hanno pettinature da santa, e mi fregano sempre.
I massaggi
Per quanto ti dia da fare, certe masse lardacee sarannocomunque riottose a farsi incanalare nel modo dovuto.Per questo sono stati inventati i massaggiatori.
I massaggi sono una derivazione artigianale dell'arte vasaia: anziché la creta, qui si modella la ciccia informe.
Un bravo massaggiatore spreme dai fianchi le lardosita ribelli al lavoro della camicetta ortopedica, le rimpasta con la ciccia raccolta qua e là dai glutei e dall'addome, quindi ne fa un unico ammasso, che insacca conperizia nelle zone carenti.
In tal modo caviglie cicciose si trasformano in stinchiesilissimi; il grasso residuo viene riciclato e va a rimpol-pare tettine sparute e culetti smunti. Nulla si crea e nullasi distrugge.
Il vestiario
Vestiti sempre come la gente si aspetta, perbacco. Perché dovresti stupirla ancor prima che ti conosca? Haitutto il tempo per farlo dopo.
Scegliendo un vestito, ricorda che il suo prezzo èvariabile non per la fattura o la stoffa, ma per il tipo digente cui è destinato. Ognuno di noi, acquistando unabito, compie infatti un gesto simbolico: da un contributo alla diffusione della moda italiana nel mondo. Èdoveroso impegnarsi in proporzione alle proprie risorse, secondo la logica del prelievo fiscale.
Per favorire questa naturale tendenza, gli stilisti si sforzano di rendere "importante" il prezzo dei loro vestiti, ma non sanno più cosa inventare. Hanno ormai sfruttato mille espedienti: modelle costose, passarelle galattiche, copertine patinate...
Per quanto si dannino a spendere, non riescono a sperperare tutto il loro guadagno. E allora si angustiano ad aprire negozi con scintillanti vetrine, decorandoli poi con raffinate commesse. Ma si danno la zappa sui piedi: le impiegate dei negozi di moda ipotecano il loro stipendio e fanno anche dei debiti, per comprarsi gli stessi vestiti delle ricche clienti.
Queste, a loro volta, quando scoprono di avere abiti uguali a banali commesse, non vogliono indossarli mai più: e cosi la moda si rinnova a ogni stagione, con la stessa logica della corsa agli armamenti.
Quando compri un vestito, con il tuo gesto interferisci su delicati equilibri: un abito subisce enormi variazioni di prezzo in base al tipo di gente che se lo mette. Tutte le volte che viene portato da un personaggio famoso, da un'attrice riconosciuta, da qualche donna di «bon ton», il suo prezzo cresce parecchio; quando invece lo indossa una sciattona, subisce un tracollo d'immagine, diventando più dozzinale.
Ecco perché gli stilisti lungimiranti fanno abiti strampalati: vogliono evitare che cadano in mani sbagliate. Così, per star nel sicuro, accettano il rischio che non li metta nessuno.
Tu però non sei una donna qualsiasi, sei una play-girl: indossando un abito piuttosto che l'altro, gli fai parecchia pubblicità. Non sei certo tu che hai bisogno di "firme": sono loro, anzi, che ti dovrebbero sponsorizzare.
Una playgirl, il vestito lo porta, mica ci si fa portare.
La chirurgia estetica
Se la tua convinzione di non essere bella raggiunge livelli patologici, non basta più un modesto restauro: è opportuno qualche ritocco alla struttura. Per questo ci sono i chirurgoplasti.
Avere un naso «firmato» da un grande chirurgo fa sempre chic. Un tempo era di moda il naso alla "Sanvenero Rosselli". Oggi il massimo è quello alla «Pitangui»: peccato che il Maestro viva in Brasile.
Ogni scuola ha il suo modello di naso, esattamente come ogni stilista ha un "taglio" caratteristico. Ma i nasi rifatti una cosa comune ce l'hanno: sono tutti corti e all'insù. Si vede che sono prodotti in serie: un esperto riconosce subito la scuderia a cui appartengono.
Oltre al naso, oggi si plastifica tutto: pappagorge, rughe, smagliature e borse degli occhi. Un intervento curioso è quello del «lifting». Consiste nel tirare la faccia indietro, verso le orecchie, eliminando la pelle che resta in più. Una persona «liftata» è subito riconoscibile per l'aria di grande giocondità: con la faccia stirata alPindietro, le manca materialmente la pelle per assu-mere un'aria corrucciata.
Così, volente o nolente, resta allegra per tutta la vita.
Il colpo d'occhio
A questo puntò mi permetto di farti un ripasso. Una veduta d'insieme del look conquistato.
Occhi mimetici, labbra carnose, naso firmato, pelle di seta, capigliatura oceanica, abbronzatura corsara, gambe lunghissime: praticamente il culetto dietro alla nuca.
C'è tutto. Anche tu ora sei una donna-bionica: puoi riguardarti allo specchio. Se ti procuri un modellino di panfilo, puoi competere ad armi pari con le fotomodelle di Vogue.