Aggiornamento

Il Morbo di Monduz ormai l'avevo finito. Avevo consegnato il manoscritto alla Mondadori, dicendo di sbrigarsi a pubblicarlo: la mia vita non stava mai ferma, e c'era il problema di mettersi in pari, con gli aggiornamenti. L'uscita del libro era prevista per la primavera. Avevo davanti a me un periodo di riposo. Dovevo organizzarmi per il prossimo libro.
In futuro, volevo viaggiare sei mesi l'anno, con il mio nuovo computer portatile: tre chilogrammi, un gioiello della tecnologia. Scrivere era un'attività senza fìssa dimora, proprio quel che ci voleva per me. Avrei scritto i miei libri nelle cornici naturali più belle, altro che aggrappato alla scrivania di casa mia!
Nel frattempo, avevo continuato le intense letture di religione. Cominciavo a capire perché i mistici ce l'avessero tanto col sesso: non per i piaceri che il sesso procura, ma per i guai che combina. Naturale: perché loro con le donne non ci sapevano fare!
Quelle letture erano molto fruttuose: cominciavo a intuire il concetto di Dio. Non era vero che Dio rappresentasse le forze del Bene. Queste forze sono rappresentate dai preti. Dio esprimeva le forze del Meglio! Quanto a me, tra il Dio dei preti e Satana, restavo neutrale: ero convinto che la salvezza dell'anima fosse nell'equilibrio fra le Grandi Potenze.

Gli appunti crescevano a vista d'occhio. Che strano librosarebbe mai nato, stavolta? Eravamo prossimi al Natale.All'ultimo momento, organizzai un viaggio in Brasile con Laura.

L'illuminazione

Una bella donna
è un pensiero di Dio

riuscito bene.

La mia passione per l'ascetismo cozzava contro l'altra passione: le donne. Dovevo rinunciare ai voti religiosi per unproblema di incompatibilità tra le due vocazioni. Solo se mi avessero accettato in un convento di suore, avrei potuto dare alla mia vita un disegno unitario.
Facevo il possibile per conciliare le mie due tendenze.Anche il viaggio in Brasile era un tentativo di sintesi: Rio de Janeiro potrebbe sembrare una strana località, come ritirospirituale. In effetti, forse ero l'unico, su quell'aereo di italiani gaudenti, che si fosse portato in valigia una dozzina di
libri di religione.
A Rio, mi ero ben sistemato al Rio Palace. Passavo ognimattino sul terrazzo dell'albergo, a leggere l'autobiografìa diSanta Teresa de Avila, le Upanisad e un libretto sugli sciamani del centro Africa. Ogni tanto alzavo gli occhi, e protetto dai bicchieroni di drink tropicali, davo una sbirciatinasalutare a quelle mulatte fantastiche. Un colpo alla materia e
uno allo spirito: dopotutto mi sembrava un buon compromesso.
Leggendo quei libri, mi sorprese un fatto curioso: ogniasceta aveva le visioni che più si aspettava! Santa Teresa de Avila finiva sempre alle prese col Demonio o la Madonna,
Sant'Antonio col Bambin Gesù, Buddha vedeva il Nirvana, gli sciamani qualche divinità animale, con regolare equipag-giamento di zoccoli e corna.
Un giorno, ero talmente assorto in questi pensieri, che arrivarono le cinque del pomeriggio senza che me ne fossi accorto. Uscimmo a fare una passeggiata. Laura osservava il passeggio e io riflettevo su quel mistero delle visioni. Il sole stava per tramontare. C'era molta gente a quell'ora, ma non la vedevo neppure. Ero immerso nelle mie riflessioni.
Percepivo nell'aria che stava per accadermi qualcosa di eccezionale. Ero teso e assorto. All'improvviso, finalmente, la folgorazione: nel cielo s'aprì uno squarcio di luce, e indirizzò una scia sfolgorante sui grandi marciapiedi che dividono l'Avenida. Quel raggio miracoloso puntò diritto su una celestiale visione.
Era un'entità aliena, rotondeggiante, e sobbalzava con ritmo, avvolta simbolicamente in uno strano sacrario. Mi pareva un didietro divino che guizzasse in un tanga. Era proprio un culetto brasiliano di quelli giusti, che traboccava senza ritegno!
Risalii con lo sguardo lungo la schiena delle sublimi rotondila, e mi comparve anche il resto dell'apparizione. Era una mulatta di una bellezza trascendentale.
Rimasi folgorato da quella visione. Sentivo uno strano groppo in gola, un urlo che non trovava l'uscita. Finalmente proruppe in un grido liberatorio: "Dio esiste!". Anche nel mio cuore di peccatore era esplosa la Fede.
Eh, già! Ogni asceta ha le rivelazioni che più si merita!

La mia missione
Pensavo che le donne mi avrebbero allontanato dal terzo e ultimo gradino della mia evoluzione spirituale. Errore! Le donne erano state le mie alleate fin da piccolo. Chi mi avrebbe potuto aiutare a raggiungere Dio, più di loro, creature stupende, così vicine all'Assoluto? Ne dovevo tener conto, nel libro che andavo elaborando. Sarebbe stato un libro di religione molto diverso dal solito. Allegro, innanzitutto. I testi di religione sono spesso noiosi: così disamorano i fedeli. Non ho mai capito come Dio, perfetto com'è, possa man-care del senso dell'humour. Avrei colmato quella lacuna, scrivendo un libro di spirito sullo Spirito. Gli avrei dato un titolo non troppo ambizioso.
Sì, l'avrei chiamato il Vangelo secondo Monduz.

La cura miracolosa
Ero appena tornato dal Brasile, quando mi telefonò Luciano De Crescenzo, tutto eccitato. Aveva trovato la cura del Morbo di Monduz! Renzo Arbore era guarito e anche lui stava facendo progressi. La cura era semplice, una specie di omeoterapia. Dovevo andare subito a Roma.
La terapia funzionava secondo principi immunologie!. Bastava somministrare al paziente l'agente patogeno atte-nuato, in dosi crescenti. Nel caso specifico del Morbo di Monduz, ci voleva una buona dose di donne attenuate, pardon, disponibili. Luciano l'aveva chiamata F. Immersion (full immersion?). Prima o poi saremmo guariti anche noi, come Arbore.
La guarigione di Renzo era avvenuta per caso, conducendo "Indietro tutta". In quella trasmissione, stava in mezzo a un centinaio di ragazze, una più bella dell'altra. Cento donne, in un'unica somministrazione, si erano rivelate una dose terapeutica sufficiente anche per Arbore. Da allora era molto cambiato. Preferiva la compagnia degli amici. Prima di uscire, la sera si informava che non ci fossero donne. Non ne sopportava più nemmeno l'odore. Passando davanti a un negozio di biancheria femminile, si voltava dall'altra parte. Una risatina di donna, e gli venivano i brividi.
Luciano era rimasto colpito da quella guarigione miracolosa e aveva voluto seguirne l'esempio. Perciò si era messo afrequentare con regolarità le valletto e le ragazze coccodè di "Indietro tutta". Non era ancora guarito, però anche lui si
sentiva già meglio.
Quella cura entusiasmava anche me. Mi offriva una nuova speranza. Nel mio intimo, l'avevo capito fin dall'inizio, che dal Morbo di Monduz si guariva così. Ma Laura mi avevasempre osteggiato. Ora però, consapevole che si trattava diuna medicina, avrebbe cambiato atteggiamento. Non poteva
volermi così male da intralciare la mia guarigione.
L'autorità di quella prescrizione mi dava conforto. Dovevo ricoverarmi. Che c'era di strano? Chi soffre di fegato va aChianciano, chi è stitico va a Montecatini. Ognuno si cura nel posto adatto. Per il Morbo di Monduz, il centro terapeutico era il camerino delle «coccodè». Non avrei sopportatocavilli e ironie - non è bello far dello spirito su gente che
soffre.
Prima che la trasmissione finisse, mi precipitai a Roma, acurarmi. Non dico che sono guarito, ma vado benino. È soloquestione di tempo: può darsi che ci vogliano anche vent'anni. Ma senz'altro, prima o poi guarirò.

Commiato...

I peggiori briganti sono attratti dalla politica,
i più sconvolti sono portati per l'arte,

i malati di mente passano il tempo a scrivere libri.

che idea del mondo si può fare un ragazzo?

Caro lettore, non so quale sia la grande passione della tuavita. Comunque, ti invito a lottare per lei. Se non porta ilreggicalze, pazienza! Quanto a me, la mia grande passionel'ho ritrovata. Era sempre stata al mio fianco, in attesa: è comunicare con gli altri (o le altre?). Gli anni che mi restano, voglio passarli a raccontare i miei sogni.
Lasciamo perdere i gadget. Sono fesserie. L'importante è credere in quello che fai e amare il tuo prossimo, specialmente se indossa una sottana. Sentirti accettato dalle persone che ami; cominciando da tè stesso, quando ti guardi allo specchio ogni mattina.
Come vedi, sono cose semplici, a trovarle scritte, nero su bianco. Le follie sono più originali. Di questo vive la letteratura. Ma diverse sono le regole per la felicità e quelle per l'arte. E la tua vita vai più di un romanzo.

...per le lettrici
Ho scritto questo libro per raccontarti la mia storia, il mio viaggio perplesso nell'esistenza. Avrei preferito farlo a voce, guardandoti in faccia e ascoltando le tue obiezioni. Lo so, un libro è soltanto il surrogato di un rapporto umano.
Chissà che, tra milioni di anni, in qualche forma di reincarnazione, non potremo raccontarci la nostra storia, guardandoci tutti insieme, uomini e donne, negli occhi... Che bello!
Nel frattempo, spero di conoscerti personalmente. Adoro le lettrici, con quelle molecole allegre e quei loro sorrisi ospitali...
Il mio numero è sull'elenco.

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