Manuale per difendersi dalla Mamma

«È più facile sfuggire
alla furia degli ayatollah
che all'affetto della mamma.»
Salman Rushdie

La maternità è, in ordine di tempo, la seconda professione più vecchia del mondo. Fra le tante molestie necessarie perché la vita continui, la mamma è la numero uno: l'esistenza non è concepibile senza di lei. È capace di amarti con una tale abnegazione da farti rimpiangere le carenze affettive. La mamma è una sola. Per forza! Due non sarebbero compatibili con la sopravvivenza. L'idea del libro è nata in automobile, durante una telefonata alla mamma. Parlavo dal mio modernissimo e costoso radiotelefono, l'unico oggetto di lusso del cui acquisto la mamma non si sia lagnata. Si suppone che il telefono in macchina occorra a un manager superimpegnato in telefonate d'affari. Lasciamolo credere. Meglio tener segreto che serve soprattutto per le chiamate di mamma.
«Dove sei?» attacca lei, spiccia.
«Sono alla Mondadori. Ho appena firmato il conratto per un altro libro. D'ora in poi dovremo sentirci spesso, sempre che non ti dispiaccia.»
«Dispiacermi?»
«Sì. Solo tu puoi aiutarmi a scrivere il mio nuovo libro.» Un attimo di silenzio. «E' vero, di fantasia ne ho sempre avuta parecchia. Non per vantarmi, ma all'esame di abilitazione magistrale nello scritto ho preso "distinto". Anche al tirocinio, soltanto io e la Melotti...»
«Stop, mamma! Qui non c'è bisogno di credenziali per il prossimo libro non hai concorrenti. Vuoi sapere il titolo? Manuale per difendersi dalla mamma!»
«Bel tema la mamma, ma perché "difendersi"?»
«Lasciamo perdere. L'importante è che tu mi aiuti a riordinare le idee. Ho bisogno di un riepilogo delle tue... diciamo così... attenzioni.»
«Non so se sono capace »
«Come no! Basta che ti esibisci nel tuo repertorio di tutti i giorni. »
«E' vero: ogni tanto ne ho: di battutine! L'altro giorno, con la Monica...»
«... battutine... Vai adagio, mamma!»
«Perché ripeti quello che dico come un pappagallo?»
«Lo sto registrando nel mio notes elettronico »
«Registrando? Allora devo stare più attenta a parlare con te d'ora in poi!»
«... d'ora in poi!» «Non so mica se è una cosa giusta. Non mi va che tu mettain piazza le nostre faccende!»
«... faccende!»
«Non voglio passare per una stravagante!»
«...stravagante!»
«Beh... non starai mica a scrivere anche questo, eh!?»
«... anche questo, eh!?»
Silenzio. La mamma, interdetta, non parla più. E pensare che ho cercato invano per anni di farla star zitta. E la soluzione era così semplice.
«Mamma, collabora! Il tuo contributo è essenziale per la letteratura. Dai, che diventiamo famosi! Dopo ci chiameranno insieme da Costanzo, così potrai finalmente parlare con Sgarbi. Tra parentesi, anche lui ce l'ha una mamma (e si vede).»

Le mie credenziali
Sono del Cancro. Pare non ci sia segno più mammone nello Zodiaco. C'è di peggio: sono Cancro ascendente Cancro. Quanto a mia madre, è del Toro, il segno considerato universalmente il più esagerato nel versante mammesco. Se così non fosse, basterebbe la sua esistenza, da sola, a rendere necessaria una revisione completa delle teorie astrologiche. Mia madre mi ha voluto con determinazione, con accanimento. Mi ha atteso caparbiamente per anni. Al momento buono ha saputo prelevarmi dal mondo degli angeli con una tale disarmante risolutezza che nemmeno il Creatore ha saputo dirle di no. Lei mi ha insegnato la tenacia (nel senso che mi ha insegnato a subirla) e ad amare le donne, anche se con molta cautela. Lo ha sempre detto lei che «sono tutte uguali»: dai loro un dito e quelle si prendono il braccio. E della validità della sua tesi, lei stessa si è proposta come l'esempio più convincente. Appropriandosi di dito, braccio e tutto il resto, mi ha insegnato che la vita non è altro se non la riconquista della sovranità su se stessi. La personalità, in definitiva, è quella parte dell'anima che riesce a trovare scampo dalla mamma.
Di nascita oscura, ma con forti aneliti all'aristocrazia, mamma in gioventù si lasciò tentare da un ufficio araldico di Firenze. Quei marpioni le avevano spedito la loro cartolina marrone tante volte da infonderle la convinzione di possedere qualche quarto di nobiltà. Mio padre le impedì di spedire la cartolina già compilata; sospetto però che lei abbia continuato segretamente le indagini, il cui esito è avvolto nel più fitto mistero. Per star sul sicuro mi allevò come un principe. Mi confrontava col figlio della regina d'Inghilterra, che ha circa la mia età. Carlo, visto in fotografia, era diverso da me per le orecchie. Le mie non erano a sventola. Mamma seguiva l'educazione di Carlo su «Gente», a cui si era abbonata. Si era abbonata anche a una rivista di cucito, dentro la quale c'erano preziose veline con i modelli alla «Buckingham Palace». Nascevano così i miei vestitini, confezionati personalmente da lei con stoffe Made in England di imitazione. Le cure ossessive di mamma nei miei confronti cominciarono prima che nascessi. Non trascurava alcun dettaglio, nemmeno il più bislacco. Credeva veramente che una donna in attesa potesse influenzare
con il pensiero l'aspetto e l'intelligenza del nascituro? Non so, ma a ogni buon conto la sera, prima di coricarsi, sbirciava una foto di Tyrone Power e una di Einstein. Lo faceva di nascosto dal babbo che, essendo geloso, non avrebbe apprezzato intrusioni nei suoi cromosomi. Di notte la mamma era tormentata da incubi confusionali: bambini con la faccia di Einstein e il cervello di Tyrone Power. Così nacqui io, e il risultato è visibile. Molti anni dopo, mi illusi di essermi affrancato per sempre da lei. Potevo contare su un buon reddito ed ero andato ad abitare da solo, in una bella casetta del centro. Ero indipendente in tutto, con una sola eccezione: il servizio di lavanderia. E invece, una nuova figura di mamma si presentò all'orizzonte, installandosi tenacemente a casa mia. Era soltanto più giovane, ma la musica non era diversa: stessi sensi di colpa, rinfacciamenti, lagne, mugugni. Ora che anche la seconda mamma è sparita e vivo da solo con un domestico, mi sento in diritto (che dico: in dovere!) di salvare dalle mamme l'umanità.

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