La Sacra Stia
Balza all'occhio la grande somiglianzà tra la famiglia e il pollaio. Entrambi sono recinti dove vivacchia un pennuto che fa chicchirichì, ma nessuno gli bada. In famiglia, come nel pollaio, c'è sempre qualcosa da covare: in mancanza di uova, gelosie e frustrazioni. Le ali ci sarebbero, ma si vola basso. Si pigola bene, ma si razzola così così. Vige la norma di beccare nel seminato e di rientrare in capponaia al calare del sole.
Entrando in certe vecchie case, si avverte un intenso profumo di cera, soffritto e mobilio tarlato. È un espediente per mascherare l'odore acre di granoturco e di piume. Maspesso l'espediente non basta a mascherare il pollaio. Come nascondere la presenza ingombrante di un pennuto arruffato e coi bigodini? Mamma chioccia è inoccultabile.
Non facciamoci trarre in inganno dalle sue vesti dimesse. I suoi mugugni sono, in realtà, formule magiche propiziatorie. Ci troviamo davanti alla Sacerdotessa della Sacra Stia.
Per un figlio non è facile difendersi da mamma chioccia: lasciato a se stesso, corre il pericolo di finire cappone. Unica via di salvezza: incontrare una coraggiosa fanciulla in cerca di guai, pronta a giocarsi le penne pur di redimerlo; una specie di paladina dei ram-polli. Ma la temeraria non sa cosa rischia: alla minima lite, il fragile capponcello tornerà a consolarsi sotto le ah di mamma sua.
Come si riconosce una mamma chioccia
La mamma chioccia ha due occupazioni fisse:
- stare in pensiero;
- raccomandarsi.
Di professione è casalinga e vive asserragliata fra le pareti domestiche. Vive e si lamenta, felice del suo piccolo mondo, confortata da rassicuranti presenze: le pattine all'entrata di casa, a tutela del nitore domestico, il profumo di detersivo, a tramortire lo sporco impossibile, il ripostiglio-sancta sanctorum, pieno di bottighette preziose. E soprattutto lui, il suo pulcino per il quale nutre una sconfinata ammirazione.
Certo, non è ancora ultimato: ma ci penserà lei con due o tré piccole aggiustatine, a renderlo perfetto. Nel frattempo, prende per oro colato ogni sua parola. Non lo rimprovera mai. Come potrebbe? Dagli speroni ai bargigli, lo trova ineccepibile.
Lo vezzeggia con nomignoli affettuosi preceduti da un «mio» significativo: «il mio puffo», «il mio tato» «il mio ometto». Epiteti che, col passare degli anni, di si addicono sempre di meno. Ma la mamma l'ha imbeccato fin da «quand'era alto così», e l'ha visto crescere impercettibilmente giorno per giorno. In quale momento avrebbe dovuto cambiare linguaggio?
Resterà per sempre il suo pulcino. Anche se ormai e un pulcino di un metro e novanta.
Mamma chioccia di solito è trasandata, scarmigliata, con le calze arrotolate. Ma quando si verifica un'occasione importante nella vita del figlio (cresima, I laurea, matrimonio) ecco che si tira le piume a lucido! Frugando entro armadi che cigolano e cassetti recalcitranti, riesuma vecchi lustrini e abiti ormai troppo stretti, in odore di canfora e di antiquariato.
Di solito è un po' tirchia o, per dirla con un eufemismo, sarebbe capace di scorticare un pidocchio. Non si concede mai nulla, considerando uno sperpero ogni spesa per sé. Ma la musica cambia se si tratta del figlio. Con lui diventa scialacquatrice e non esita a coprirlo di doni, spesso in denaro, anche se nel frattempo lui è diventato ricchissimo.
Non lesina le visite al pargolo, una volta che si è accasato. In tali occasioni sono di prammatica le ispezioni nel frigo, il controllo sull'integrità dei calzini dentro i cassetti e sulla tenuta dei bottoni di giacche e camicie.
Queste visite della suocera, che equivalgono alle ispezioni dei Nas, di solito non contribuiscono al buonumore della nuora.
Vi sono poi le volte in cui la mamma arriva tutta carica di sporte e sportine, che sembra una profuga: teghe di lasagne, sformati pronti da forno, tegami sigillati con la stagnola e gli elastici, per non parlare dei vasetti di marmellata e di sottaceti.
Tecniche di difesa
Di fronte a questo sfoggio di rosticceria, la donna chesposa un pulcino di mamma chioccia può usare duetecniche:
- precederla, tenendo frigo e dispensa sempre stracolmi e trasformando il ripostiglio nella cambusa di unrifugio antiatomico;
- assecondarla, per la gioia del portafogli. Per stimolare la sua inclinazione si può creare in cucina un suggestivo scenario di carestia: frigo desolato come unaSiberia, credenza vuota con l'eco. Solo aceto e salegrosso testimonieranno che il tinello è un vero tinelloe non un negozio di arredamento. Tanto ci penserà laBefana a riempire la calza.
Che c'è di male, ad approfittare delle sue manie? Il consorzio umano si regge sfruttando le deviazioni deisingoli.
Mamma chioccia, opportunamente istigata, funzionerà da perfetto centro-servizi in trasferta. Oltre al catering e al servizio di guardaroba, la sua impresa dipulizie durante i week-end rigovernerà tutta la casa. Basta lasciarle le chiavi e sciropparsi pareri, consigli, intrusioni e ricordi dei bei tempi andati. Un prezzo piùche ragionevole, con l'inflazione che corre. E poi c'èanche un aspetto didattico: per la moglie, vedere ilmarito trattato come un bambino può essere un'esperienza istruttiva.
Una volta rassegnata all'idea che il figlio è ben accudito, mamma chioccia può darlo in affidamento alla nuova venuta. La delega non sarà mai totale, s'intende. Ogni tanto, bisognerà verificare che il piccolo sia ben difeso da fame, freddo e altri pericoli indefiniti, ma comunque letali per una creaturina non ancora giunta all'autosufficienza.
La procura è ampia, ma non significa rinuncia al diritto di critica. «Quel ragazzo lavora troppo», «Guarda come si trascura», «Vedi di tenertelo un po' più in casa», «Com'è dimagrito», «Com'è ingrassato». In quest'ultima frase serpeggia, insieme a una malcelata vena di gelosia, il rimpianto di avere consegnato un figlio tutto sommato magro, lasciando a un'altra donna il piacere di metterlo all'ingrasso.
Solfe
«Cosa-fai dove-vai con-chi-esci quando-torni?» È la formula rituale di mamma chioccia. La risposta conviene dargliela per iscritto in carta da bollo, sennò la dimentica e ti martella all'infinito. Va aggiunto che ti martellerà in ogni caso, perché il piacere di mamma chioccia non sta nell'ottenere risposte, ma nel fare domande.