La mamma se la conosci non ti uccide

Il '92 è vicino, si sta costruendo l'Europa. Ciascuno dei partners comunitari dovrà ingegnarsi a fronteggiare la concorrenza degli altri. Noi italiani abbiamo mamme belle, tonde, straripanti: mamme da esportazione. E allora, cosa aspettiamo a cellofanarle? Destiniamole all'estero. Le nostre mamme sono la soluzione più semplice per pareggiare subito la bilancia dei pagamenti.

La mamma: definizione
Nella vita quotidiana la mamma si presenta come il prodotto di sofisticate biotecnologie. Osservala, piazzata sulle pattine, mentre volteggia per casa goffa come un pinguino. A ogni passo sbilenco ingloba lo sporco, lucida le mattonelle, spignatta, redarguisce, si lagna. Il tutto in preda a parossistica multiprogrammazione.
Eccolo, racchiuso in un picccolo spazio, compreso tra le pantofole e i bigodini, mimetizzato dentro il grembiule: L'ELETTRODOMESTICO TOTALE.
Tra una raccomandazione e un rammendo, un soffritto e un sospiro, trafelata e pulsante, è l'unità operativa fondamentale della gran fabbrica dell'umanità. Un aggregato biochimico con una grande missione: affidare al mondo futuro i suoi cromosomi opportunamente integrati con quelli dell'uomo da lei prescelto. Frutto di un esperimento di ingegneria genetica tu sei la realizzazione imperfetta di un sogno perfetto. La mamma si prodiga affinchè il risultato combaci con il progetto. Attraverso di lei il processo evolutivo avanza
lungo i millenni.
E' così che, tra carezze e schiaffoni, progredisce la baldanzosa civiltà.

L'inizio della mamma
Apparentemete la mamma comincia dal basso, dove cominciano le pattine, ma è corretto individuare in lei un inizio e una fine? La risposta è: no. Anche se longilinea la mamma nell'inconscio di ciascuno di noi è sempre rotonda. Basti pensare alle massaie padane, al fondoschiena delle mondine, ai pancioni delle mamme incinte. E rotonde sono le sue vane espressioni: la mamma-pallosa (o palla al piede) lamamma-mongolfiera di Woody Allen in New York Stories, la mamma-valanga che rotola inglobando figli, morose e loro propaggini.
Come ogni sfera, la mamma non ha ne inizio ne fine. LA MAMMA È DUNQUE INFINITA.

La mamma: predestinazione al martirio
Ogni donna, a un certo punto dell'esistenza, viene folgorata dall'impulso atavico di accudire un uomo. Sulle prime questi si ritrae; vorrebbe schivare l'accudimento. Ma la tenaglia affettuosa serra le ganasce e il malcapitato capisce che svignarsela non è più possibile.S'arrende. Ma la donna, insaziabile, procede a una sfrenata escalation: un marito non le basta. Per placare le sue smanie «altruistiche», avverte il bisogno di straripare in un figlio. Un figlio a cui immolarsi come una tenera kamikaze in picchiata sul suo cocco, un'integralista islamica dell'amore.

La sacra maternità
Se consideriamo le tribolazioni che deve scontare una donna per diventare mamma, comprenderemo meglio quanto sia motivata a non farsi poi scappare la preda.
La gravidanza: nove mesi ben spesi.
Tré di nausea,
tré di proficue letture,
gli ultimi evitando il fastidio di vedersi i piedi.
Con il conforto di saggi consigli e discorsi allusivi sulle meraviglie della rotondità:
la luna,
la terra,
i poponi.
Poi il parto: una profusione di delizie. La nascita è un passaggio imperfetto e precario, cosparso di sangue, sudore e lacrime. Possibile che la natura non potesse fare di meglio?! Subito dopo la donna, volente o nolente, si deve rassegnare a un crescendo di:
gemiti,
veglie,
pannoloni,
allattamenti,
sbrodolamenti,
ruttini.
È solo un preludio a quello che accadrà negli anni successivi:
vacanze vandaliche,
scambi di visite urlanti,
sonni ondulatori, sussultori, terremoti.
Un essere umano che ha subito esperienze simili non può non trasformarsi in un reduce disadattato e il suo recupero nel consorzio civile costituisce un problema per la società.
Per questo la madre viene rincuorata; si insiste sulla sacralità del suo ruolo; purtroppo le si deve riconoscere il diritto di lamentarsi e di pontificare. Insomma, ogni diritto, purché non si ribelli. Sennò finirebbe l'umanità.
Gli scrittori e gli artisti esaltano la maternità, ma tirano un sospiro di sollievo al pensiero di non dover partorire. La paternità ci rende felici anche nella prospettiva che il figlio non lo dobbiamo fare noi.
Nasce spontaneo un sentimento di riconoscenza verso le donne che ci hanno risparmiato un simile fardello. Lodarle è giusto, difendersene è necessario.

Il buonsenso e le mamme
Una donna assennata ci pensa due volte prima di fare un figlio. Peccato! Ci sarebbe tanto bisogno di mamme assennate. Ma il buonsenso consiglia di evitare la maternità.
Molte donne cercano un figlio per paura di perdere il treno. Se la maternità si potesse rimandare in eterno, i bambini farebbero la fine dei servizi da tè, belli ma scomodi, che si custodiscono gelosamente dentro la credenza e non si usano mai.

Leggi di gravidanza universale
La maternità è un virus che si annida in forma latente in ciascuno di noi. E se è vero che non tutti ci ammaliamo, è vero anche che non possiamo mai considerarci fuori pericolo. Come «portatori sani» dobbiamo tenerci in guardia dal mamma-virus: tutti coviamo impulsi materni e il periodo di incubazione può esserelungo.
La mamma, meraviglia dell'universo.
Prodigio di altruismo.
Mostro di abnegazione.
Acrobata del sacrificio.

Gli uomini nascono bambini?! Ecco tutto spiegato! Solo dei bambini possono credere a panzane di questo genere.
Finché esisterà un solo uomo a piede libero a cui sia permesso di cantare «Mamma, solo per tè la mia canzone vola», l'umanità non potrà dirsi al sicuro. C'è puzza di imbroglio. Com'è possibile che quelle scocomerate, incoscienti che l'uomo conosceva così bene quand'erano «signorine» si siano tramutate in creature perfette per il solo fatto di esser diventate mamme? Una metamorfosi prodigiosa è poco credibile. La transustanziazione della squinzia non è contemplata nemmeno dalla religione cristiana.
È lecito il sospetto che sia lo status di mamma a rendere magagne e cialtronerie socialmente accettabili, anzi proficue.
Forse in futuro si riuscirà a fabbricare la mamma perfetta: quell'angelo del focolare, quella luce di speranza che risplende nei nostri cuori. Sino a oggi le mamme appartengono alla categoria dei genitori sperimentali. Col tempo miglioreranno. Questo libro darà pure il suo contributo!
Una cosa è certa: della mamma non si può fare a meno. Altrimenti sarebbe già stata eliminata da un pezzo.
E invece è sempre lì, ineluttabile, ora in veste di controparte da affrontare, ora di corruttrice da cui svezzarsi, ora di infermiera, ora di consolatrice.
Ci si può liberare di tutto, meno che della mamma.
Ci si può liberare di tutto, meno che dei figli. Non è vero: questo libro si propone come lo strumento di liberazione reciproca.

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