Della donna non si butta via niente

All'inizio della carriera ero molto parsimonioso di donne: mi allargavo nella cerchia di amiche col sano obiettivo di trescare con tutte. Insomma: non buttavo via nulla. Più tardi ho capito che era un'operazione disperata: ci sono milioni e milioni di donne. Solo la reincarnazione avrebbe potuto consentirmi di assolvere l'arduo compito. Dunque, speriamo ci sia.

È una vita che scrivo aforismi, poesie e racconti in tema di donne. Mi vengono in mente nelle situazioni più disparate: in autobus, al ristorante, per strada. Li scrivo dove mi capita: su bigliettini, tovaglioli, fazzoletti di carta. Quando arrivo a casa, vuoto le tasche dentro un cassetto della scrivania. È lì che vado a rimestare quando cerco spunti per i miei libri.

In questi giorni mi sono deciso a mettere ordine tra quelle carte, volevo fare una cernita delle idee. Dunque, ho iniziato a spulciare. Che strana emozione! Ho rivissuto lontane serate d'amore, sogni dimenticati, speranze, litigi persi nel tempo. Quante esperienze, quanti ricordi!

Più scartabellavo e più mi accorgevo di non avere il coraggio di eliminare nulla. Come avrei potuto? Sarebbe stato come eliminare fisicamente una persona, una donna... No. Non potevo. Così è nato il titolo: «Della donna non si butta via niente». Però, poi, mi è venuta l'idea del sottotitolo: «Con 21 ricette per cucinarla».

Ricette per cucinarla? Che idea bislacca - ho riflettuto - come se di libri di cucina non ce ne fossero già abbastanza! Ebbene, che c'è di strano? - mi sono detto - l'ha fatto Columbro, l'ha fatto la Carrà, l'hanno fatto Funari e la Lambertucci: tutti i più grandi intellettuali viventi si sono cimentati in questo campo. Il mio editore, sempre così attento alle sinergie tra la cultura e l'arrosto, non avrebbe trovato nulla da eccepire. Oltre tutto, sono emiliano e vivo a Bologna, terra di grandi cuochi.

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